Il personale del Servizio sanitario nazionale è aumentato nel 2024, ma secondo l’UGL Salute il rafforzamento degli organici non consente ancora di considerare superata la fase di difficoltà. A commentare i dati contenuti nella monografia del Ministero della Salute dedicata al personale delle strutture sanitarie è Gianluca Giuliano, segretario nazionale dell’organizzazione sindacale.
Il rapporto prende in esame complessivamente 751.146 operatori, considerando le strutture del Ssn e gli istituti equiparati. Limitando l’analisi ad Asl, aziende ospedaliere e ospedaliero-universitarie, Irccs pubblici e agenzie regionali, il totale è di 727.829 unità: 694.765 con contratto a tempo indeterminato, 28.882 a tempo determinato e 10.508 universitari.
Il saldo tra ingressi e uscite
Nel corso dell’anno sono state registrate 58.311 assunzioni, a fronte di 47.238 cessazioni. Il saldo è quindi positivo per 11.073 unità, mentre il 75,7% degli ingressi è avvenuto tramite concorsi o procedure di stabilizzazione. Per Giuliano si tratta di un segnale favorevole, che tuttavia non equivale alla soluzione dell’emergenza. L’UGL chiede continuità nel reclutamento, ricambio generazionale e condizioni capaci di trattenere i professionisti.
Il sindacato richiama anche il peso delle uscite: il 71,6% delle cessazioni è legato a pensionamenti, dimissioni o risoluzioni del rapporto di lavoro. Da qui la richiesta di una programmazione del ricambio, per evitare che il fabbisogno venga affrontato soltanto con interventi straordinari e temporanei.
Medici e infermieri ancora sotto pressione
Nel perimetro considerato dalla rilevazione figurano 116.672 medici e 297.983 infermieri. I medici dipendenti a tempo indeterminato sono 107.657, pari a 1,8 ogni mille abitanti. Se si includono anche i medici convenzionati e universitari, gli specialisti arrivano a 123.103. Per gli infermieri il rapporto è di 4,7 ogni mille abitanti e sale a 5,1 comprendendo le strutture equiparate al pubblico.
Secondo l’UGL, il dato complessivo non basta a descrivere la distribuzione effettiva delle risorse. La priorità è portare il personale nei servizi più esposti e nelle aree in cui il reclutamento è più complesso. Turni gravosi, carichi di lavoro e difficoltà organizzative continuano infatti a incidere sull’attrattività del Ssn, soprattutto per le professioni considerate più necessarie.
Un elemento positivo riguarda l’età media. Nel complesso, il personale ha 48,4 anni e un’anzianità media di servizio di 15,4 anni. Tra i medici l’età media è scesa a 49,3 anni, rispetto ai 51,4 rilevati nel 2019. Per il sindacato, il dato indica un ricambio in corso, da consolidare con una pianificazione pluriennale, percorsi di carriera, formazione continua e un adeguato riconoscimento delle competenze.
La rilevazione dedica spazio anche alle altre professioni sanitarie. Il personale della riabilitazione conta 24.306 unità, quello tecnico-sanitario supera le 40mila e gli addetti alla prevenzione sono 10.213. L’UGL Salute chiede che prevenzione, riabilitazione e assistenza territoriale assumano un peso maggiore, attraverso personale formato, valorizzato e stabilizzato. Gli oltre 11mila lavoratori in più nel 2024 vengono quindi considerati un passo avanti, ma non un punto di arrivo: l’obiettivo indicato è una politica strutturale fatta di assunzioni programmate, procedure più rapide e una distribuzione più equilibrata delle risorse.