Emergenza caldo

Firmata l’integrazione dell’ordinanza per la tutela dei lavoratori dal caldo

Il presidente Rocca estende il divieto di lavoro all'aperto per proteggere i lavoratori.

Firmata l’integrazione dell’ordinanza per la tutela dei lavoratori dal caldo

Il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha firmato l’integrazione dell’ordinanza regionale per tutelare i lavoratori dal caldo-record. Questo provvedimento, che integra la precedente ordinanza del 22 maggio 2026, specifica che il divieto di lavoro in condizioni di prolungata esposizione al sole si applica anche a diverse attività, come i lavori di manutenzione delle aree verdi, i cantieri stradali, la verifica dei ponti e lo sfalcio dell’erba sulle banchine.

L’ordinanza stabilisce il divieto di lavorare all’aperto su tutto il territorio regionale dalle 12.30 alle 16. Questo provvedimento interessa vari settori, tra cui l’agricoltura e il florovivaismo, la manutenzione del verde, l’edilizia con i cantieri stradali, lo sfalcio dell’erba, le attività di verifica sui ponti, le attività estrattive come i lavori nelle cave, e la logistica di piazzale e la consegna di merci, limitatamente all’ambito urbano, anche quando effettuata con biciclette o veicoli a motore a due ruote.

Validità e responsabilità

L’ordinanza ha efficacia immediata e rimarrà in vigore fino al 15 settembre 2026. In merito a questa iniziativa, Francesco Rocca ha dichiarato: «Di fronte a temperature eccezionali, le istituzioni hanno il dovere di intervenire con tempestività e responsabilità. Con questa integrazione estendiamo la tutela anche a quelle attività che comportano una prolungata esposizione al sole, dalla manutenzione del verde ai cantieri stradali, fino alla logistica e alla consegna delle merci nei centri urbani.»

Il presidente ha sottolineato l’importanza di proteggere i lavoratori più esposti, affermando che «il lavoro è dignità, ma non può mai mettere a rischio la salute e la vita delle persone. Prevenire significa proteggere i lavoratori e richiamare tutti, imprese e istituzioni, a una responsabilità condivisa».