Un’attività di spaccio di cocaina e hashish sarebbe stata gestita anche dall’interno del carcere di Rieti. È quanto ricostruito dagli investigatori al termine di un’indagine che ha portato all’esecuzione di due misure cautelari e alla denuncia di altre quattordici persone.
Le misure cautelari
Al centro dell’inchiesta c’è un uomo macedone, nato nel 1988, per il quale è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe continuato a dirigere il giro di droga anche durante la detenzione, mantenendo i contatti attraverso un telefono cellulare.
Per una donna italiana, nata nel 1972 e residente a Giulianova, sono stati invece disposti gli arresti domiciliari con dispositivo di controllo. La donna, secondo quanto emerso dall’attività investigativa, sarebbe stata coinvolta nella gestione dello spaccio e avrebbe collaborato con l’uomo sottoposto alla misura cautelare.
Il ruolo dei pusher
La ricostruzione degli investigatori indica inoltre la presenza di diversi pusher sul territorio, che avrebbero contribuito alla distribuzione delle sostanze. L’indagine ha portato complessivamente a due arresti e quattordici denunce. I provvedimenti sono stati adottati sulla base degli elementi raccolti dagli investigatori nell’ambito dell’inchiesta.
Le accuse riguardano la presunta gestione di un’attività di vendita di cocaina e hashish coordinata, secondo l’impostazione investigativa, anche dal penitenziario. Per gli indagati vale la presunzione di non colpevolezza fino a una sentenza definitiva.