Il futuro di Birra del Borgo torna al centro del confronto politico dopo l’avvio della procedura di licenziamento collettivo che coinvolge 21 lavoratori dello stabilimento di Borgorose, nel Reatino. A intervenire sulla vicenda è Nicola Ottaviani, deputato della Lega e segretario della Commissione Bilancio della Camera.
La richiesta di un confronto istituzionale
Ottaviani ha chiesto la convocazione di un tavolo al Ministero dello Sviluppo Economico per discutere il destino dell’azienda e valutare tutte le alternative alla chiusura. Il parlamentare ha annunciato anche un’interrogazione al ministro competente, sollecitando un confronto con AB InBev, attuale proprietà, le istituzioni locali, la Regione Lazio e le organizzazioni sindacali.
Secondo quanto riferito dal deputato, nelle ultime settimane si sarebbero fatti avanti nuovi investitori interessati a rilevare lo stabilimento, mantenere i posti di lavoro e rilanciare il marchio recuperandone l’identità artigianale originaria. Le eventuali proposte dovranno essere verificate nel confronto tra azienda, istituzioni e rappresentanze dei lavoratori.
Il nodo della continuità industriale
Ottaviani ha riconosciuto le difficoltà economiche dell’azienda e le valutazioni di bilancio legate alle perdite, ma ha contestato l’ipotesi di procedere ai licenziamenti senza aver esplorato fino in fondo ogni soluzione. La storia imprenditoriale del marchio è iniziata a Borgorose nel 2005, contribuendo alla notorietà della birra artigianale italiana.
La richiesta rivolta ad AB InBev è di valutare concretamente le offerte che sarebbero arrivate per il sito produttivo e di fare un passo di responsabilità nei confronti del territorio. L’obiettivo indicato dal parlamentare è individuare una possibile soluzione industriale che consenta di salvaguardare l’occupazione e la continuità dell’attività.
La vicenda interessa direttamente il territorio reatino e le famiglie dei dipendenti coinvolti. Per Ottaviani, la perdita dello stabilimento rappresenterebbe un ulteriore impoverimento per Borgorose, che non può permettersi di rinunciare a un’altra realtà produttiva considerata importante per l’economia locale.