Ci sono perdite che il tempo non riesce a ricomporre e che continuano a segnare la vita di intere comunità. È il caso di Castelnuovo di Farfa, dove il ricordo di tre giovani scomparsi prematuramente resta legato al dolore delle loro famiglie e di quanti li hanno conosciuti.
Le vicende riguardano Giacomo Ponziani e Federico Vaticano, entrambi morti a soli 20 anni dopo una malattia, e Beatrice Belcuore, deceduta a 25 anni due anni fa a Firenze. Tre storie diverse, accomunate da esistenze interrotte troppo presto e da una perdita che ha lasciato un segno profondo.
Il dolore che coinvolge l’intero paese
Nei centri più piccoli, il lutto non resta confinato all’interno delle mura domestiche. La sofferenza delle famiglie diventa una ferita condivisa, avvertita da amici, conoscenti e dall’intera popolazione. Di fronte a un dolore così grande, non sempre è facile trovare le parole o riuscire a sostenere lo sguardo dei genitori, costretti a convivere con un’assenza difficile da accettare.
Per questo Castelnuovo di Farfa ha scelto di organizzare un momento di vicinanza rivolto alle tre famiglie. All’iniziativa prenderanno parte il sindaco, i consiglieri comunali e la comunità, con l’obiettivo di esprimere solidarietà e accompagnare con discrezione i genitori nel difficile percorso che segue una perdita tanto dolorosa.
Una parola per riconoscere il lutto
L’appuntamento sarà anche l’occasione per richiamare il termine atèfano, proposto dall’Accademia della Crusca per indicare il genitore che ha perso un figlio. La parola nasce dall’esigenza di colmare una lacuna della lingua italiana, che dispone dei termini orfano e vedovo, ma non di una definizione specifica per questa condizione.
Attribuire un nome a una sofferenza non significa cancellarla né renderla più lieve. Può però contribuire a riconoscerla e a renderla visibile, offrendo uno strumento per parlare della condizione di chi affronta la morte di un figlio. Il comune intende così trasformare il richiamo ad atèfano in un gesto concreto di memoria e prossimità.
Il ricordo sarà dedicato a Giacomo, Federico e Beatrice, affinché le loro storie continuino a essere parte della vita collettiva. In questo modo, la comunità prova a tradurre il dolore in presenza, sostegno e memoria, impedendo che le tre giovani vite vengano dimenticate.